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Bagno Lauro

Bagno Termale Lauro »

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il padre della medicina, diceva: “Dammi la febbre e sarò in grado di curare ogni malattia.

Anche se questa affermazione è certamente un’iperbole, sottolinea l’importanza che si è sempre attribuita ai trattamenti di calore come una specie di febbre indotta (es. il bagno caldo).

 

Bagno Lauro

Una buona quantità di foglie di Alloro nell’acqua calda, consente di ottenere in piscina, un infuso per un bagno di purificazione  spirituale, fortemente rivitalizzante e profumato

 

Descrizione della pianta

Arbusto cespuglioso, o alberello sempreverde, con fusto eretto e corteccia verde nerastra, comune delle zone mediterranee dove nasce spontaneo. Le foglie, ovate, sono verde scuro, coriacee e molto profumate; la pagina superiore è lucida di colore verde intenso, quella inferiore è opaca. L’alloro è una pianta dioica, cioè esistono esemplari maschili e femminili. I fiori, di colore giallo chiaro, sono riuniti a formare un’infiorescenza a ombrella e compaiono a primavera. I frutti sono drupe nere e lucide (quando mature) con un solo seme.

 

L’habitat dell’alloro

Diffuso lungo le zone costiere settentrionali del Mar Mediterraneo, dalla Spagna alla Grecia e nell’Asia Minore, in Italia cresce spontaneamente nelle zone centro-meridionali e lungo le coste: mentre è coltivato nelle regioni settentrionali.

 

 Cenni storici

Greci pensavano che le sue foglie avessero il potere di trasmettere il dono della divinazione, di allontanare la malasorte e le malattie contagiose. A Delfi, sede dell’oracolo di Apollo, i sacerdoti del dio, masticavano o bruciavano foglie di Alloro per stabilire la comunicazione con gli Dei e dormivano su “materassi” fatti di strati dei suoi fuscelli, per favorire i sogni premonitori.

Nel mito raccontato da Ovidio nelle sue Metamorfosi, la ninfa Dafne, il cui nome significa appunto “lauro” (alloro), fu il primo amore del dio Apollo. La giovane per sfuggire al corteggiamento del dio, si fece trasformare dalla madre Gea, in una pianta di alloro. Il dio, ormai impotente, decise di onorare questa pianta rendendola sempreverde e di farla a lui sacra. Da quel momento in poi, gli uomini l’avrebbero adoperata come simbolo di gloria, da porre sul capo dei migliori, eroi, geni e saggi, capaci di imprese esaltanti.

Anche a Roma era considerato il segno del trionfo, tanto che i generali vittoriosi ne indossavano una corona fatta con le sue fronde, quando venivano festeggiati sul Campidoglio. Si narra, infatti, che fu Giove stesso a donarla a Cesare per celebrare le vittorie dell’imperatore.

Ancora oggi, la tradizione della corona di alloro da indossare il giorno della laurea ha origini molto lontane che risalgono all’epoca degli antichi Romani.

Per molto tempo il Lauro è stato usato come rimedio contro la peste, mentre, nel Medioevo, le foglie d’alloro erano considerate un rimedio naturale adatto a regolarizzare il ciclo mestruale.

Con l’oleolito di alloro si prepara il sapone di Aleppo, tipico della Siria e più precisamente della città di Aleppo, da cui prende il nome, particolarmente adatto alle pelli delicate e a chi soffre di allergie e intolleranze ai profumi ed altri additivi, comunemente presenti nei detergenti per l’igiene personale.

La diffusione e l’ampio uso che se ne fa nella Cucina Siciliana hanno portato l’alloro ad essere inserito nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani (P.A.T), e dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (Mipaaf) come prodotto tipico siciliano.


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